Unfriend: parola dell’anno 2009

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Creative Commons License photo credit: ittybittiesforyou

Christine Lindberg, lessicografa dell’Oxford’s U.S. Dictionary Program ha ragione quando sostiene che una sola parola può descrivere al meglio le dinamiche sociali della rete in questo passato 2009. La parola più cercata negli Usa nel 2009 è stata “unfriend”. Ed è appunto con questa che il termine amicizia, è stato prima svuotato e poi reso negativo dal prefisso “un”, che  in inglese, è tutto ciò che serve per togliere o disfare qualsiasi cosa si sia detta o fatta. Con la stessa facilità appunto con cui è possibile rendere amico o meno qualcuno sui diversi network oggi disponibili, ad esempio su Facebook. La parola amicizia ha subito quello che anche a livello primordiale di linguaggio succede quando si ripete più e più volte una parola. Ha perso il suo significato originale. Meglio, il suo significato esiste ma si fa fatica a ricordare in cosa esattamente consistesse al principio. Dove prima c’era il bisogno fisico di unirsi, coccolarsi, consolarsi, darsi la mano, ora c’è la capacità di condividere virtualmente. Da far paura come concorrente solo alle case di profilattici. Un affare. Almeno per i network. Il fatto che sia stata unfriend la parola più cercata è forse un sintomo di speranza per chi nell’amicizia virtuale non vede niente di buono. In un primo momento il network, come prodotto nuovo e appena scartato ha suscitato i primi entusiasmi e un sovradosaggio di amicizie virtuali, ma una volta stabilizzatosi il fenomeno, le persone hanno potuto guardare con più distacco a cosa era successo. 1000 amici? Ma chi li ha mai visti? E se dovessi organizzare una festa a casa dove li metterei? E’ così scattata la corsa all’unfriend. Come ti ho aggiunto ti disfo.Sembra l’ennesimo titolaccio del prodotto da cassetta dell’anno. Non è un caso perchè il cattivo gusto deriva appunto da quello svuotamento di significato di qualcosa che ormai, commercialmente, non rende più, come l’incontrarsi, l’abbracciasi e il guardarsi negli occhi, e dalla necessità di sbrigarsi a farcirlo di qualcos’altro, di più succulento meno elaborato e che sfami più persone. Il polpettone a portar via dei nostri sentimenti. Eppure ci sarà ancora qualcuno che si  dirà: Che nostalgia della buona cucina di casa….no?


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