Tonno e pubblicità poco commestibile
Quelli del tonno devono essere impazziti. Forse sarà il caldo, ma certo questa pubblicità che si vede in giro (dall’anno scorso, peraltro), tutto fa meno che far venir voglia di aprire una scatoletta.
A parte la battuta passata e di dubbio gusto sulle suocere, a parte l’atmosfera funerea e a tratti diabolica, spot come questi servono solo a far parlare dei creativi che li hanno ideati e ad ingrossare le fila dei vegetariani.
Non è che non si capisca la strategia che c’è dietro. Per anni gli ambientalisti e gli animalisti hanno urlato ai quattro venti che nelle scatolette di tonno finivano innocenti e poco commestibili delfini; la cosa colpisce e commuove e, certo, sapere che nella confezione di Tonno Nostromo che acquisto al supermercato c’è solo il cadavere di una suocera di tonno e nulla di più, può gratificare il mio lato ambientalista. Ma perchè “umanizzare” in questo modo? Per farci sentire tutti cannibali?
Non che la concorrenza abbia fatto di meglio. Basta vedere il tonno Consorcio.
Avevamo bisogno davvero di una sventola in sottoveste che sussurra allusiva “Consorciamo?”.
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