Il nonno-gallina del Mulino Bianco: il potere della sintesi
Oggi vorrei commentare uno spot che non può essere sfuggito nemmeno ai più distratti telespettatori, quello dei Tarallucci del Mulino Bianco.
“Le uova del nonno” vi suona strano? Forse non è un caso, nè uno scivolone dei bravissimi creativi dell’Agenzia Armando Testa. Quando si hanno solo 30 secondi per farsi notare e per farsi ricordare, ogni mezzo è buono, persino quello di forzare un po’ la sintassi. Immaginate lo stesso monologo della bambina ma senza salti logici: “Le uova prodotte dalle galline del pollaio che il nonno possiede in questa campagna dove io ora sto correndo…”. Una frase precisa che non dà adito ad equivoci, per carità, ma che sarebbe scivolata via nel calderone del cicaleccio pubblicitario e televisivo e, quel che è peggio, sarebbe stata dimenticata dopo qualche secondo. E allora, evviva la sintesi estrema che stride con il parlare comune e con la logica ma che, come il rumore del gesso sulla lavagna a scuola, richiama l’attenzione e fissa il ricordo.
Il fatto che lo spot sia ufficialmente intitolato “Le uova del nonno” mostra che l’errore non è stato affatto involontario. La “réclame” si nutre anche di questo, non solo di Tarallucci!
cosa ne pensi di questo post? Lascia un tuo commento oppure iscriviti al nostro the feed per ricevere automaticamente i nostri articoli sul tuo feed reader.





Commenti
Non ci sono ancora commenti. Vuoi essere il primo a lasciarne uno?
Lascia un tuo commento