Le lingue del mondo: ogni due settimane ne muore una

A World without Words

Un mondo senza parole

Si chiamava Marie Smith e viveva ad Anchorage, in Alaska. E’ morta il 23 gennaio scorso e con lei, che era l’ultima persona vivente a parlarla, è sparita definitivamente la lingua eyak, un tempo parlata da un intero popolo, i pellerossa na-de.

Tra 41 anni il 90% delle lingue umane non si parlerà e non si scriverà più. A fare la scioccante rivelazione, pubblicata su NetEase e ripresa da Chinasmak è stato il professore della Southwest University for Nationalities College of Liberal Art e famoso poesta cinese Luo Quing Chung.

Creative Commons License photo credit: Shyald

Secondo le stime dell’UNESCO ogni due settimane muore una lingua: dei 6000 differenti linguaggi del mondo, la metà è già a rischio di estinzione, in particolare quelli delle minoranze, attaccate dalle lingue più dominanti, da internet e persino dalla globalizzazione. Entro il 2050, continua lo studio, sopravviveranno solo 600 lingue.

Le statistiche indicano che il 97% della popolazione mondiale parla il 4% di tutte le lingue registrate presso le Nazioni Unite; metà delle lingue sono parlate da meno di 10.000 persone e 1500 lingue da meno di 1000 persone.

Tanto per fare un esempio, nella solo Cina, uno dei paesi più popolosi al mondo, ci sono 5 famiglie di linguaggi, con oltre 130 varianti, di cui però già un centinaio sono in via di estinzione o hanno perso vitalità o qualunque funzione sociale. Ed è proprio da questa regione che parte l’allarme, con la richiesta di proteggere la madre lingua, in tutte le sue sfaccettature, con la creazione di musei, mostre, rappresentazioni teatrali.

 

 

 

 

 


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