Digitale terrestre, quanto mi costi?

photo credit: capsuladottorknapp
Il digitale costa. Non solo da un punto di vista tecnologico, ma anche di comunicazione. Per il 2010 sono stati stanziati 12 milioni di euro per le campagne di comunicazione nelle aree di switch off: una cifra sicuramente importante.
Gli spot saranno focalizzati questa volta non per persuadere i consumatori ad acquistare un prodotto o un servizio ma per spiegare un cambiamento imposto. I pubblicitari rientrano nei ranghi di comunicatori e basta: niente guizzi di creatività all’ennesima potenza, niente immagini ad effetto o headline raffinate. E immaginabile frustrazione. Sì, perché qui si tratta di parlare con la famosa casalinga di Voghera, non so se avete presente lo stereotipo. Casalinga che probabilmente, entrando assonnata in cucina la mattina per fare il caffè e accendendo meccanicamente la televisione, non gradirà molto il doppio telecomando necessario per far apparire immagini sulla tv. Ma tant’è, ci dobbiamo adeguare (o comprare un nuovo televisore) e accettare persino la qualità davvero scarsina, lo schermo che si divide in quadratini, l’immagine che si blocca, magari sul più bello di una epocale nomination.
E intanto, anche il digitale rischia di esser superato: si parla infatti con insistenza di una tv in tridimensionale, da guardare con gli occhialetti di colore diverso o senza, come un ologranma.
L’inafferrabilità del virtuale alla sua massima potenza. Che diventerà realtà negli Stati Uniti in occasione dei Mondiali sul canale ESPN – Disney.
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