COPY 2.0.
Il post di oggi è il punto di vista sulla professione di un giovane copywriter, Fabio Caputi. Lo pubblichiamo volentieri perché dà una indicazione molto precisa di cosa è e cosa non è un copywriter oggi: come dire, un ragazzo con le idee chiare!
Un copywriter non è uno scrittore.
È un astuto uomo di marketing, un esperto esploratore, un affabile presentatore ed uno scrupoloso maestro d’orchestra. È un sognatore con la testa tra le nuvole, ma i piedi ben piantati a terra.
È un po’ di tutto, ma sempre meno uno scrittore.
La sua è una professione subdola, il suo scopo dichiarato è quello di influenzare la gente.
Ma come un fotografo che utilizza un’inquadratura piuttosto di un’altra, come un grande chef che presenta un piatto a tavola, non fa altro che mostrare il lato migliore. Parlando un linguaggio comune, non promettere nulla più della verità; un evidente e sfacciata dimostrazione di superiorità del prodotto.
In tutto ciò la parola perde la sua valenza e l’idea, questo oggetto luminoso ed impalpabile, prende il totale sopravvento. Ed il copy diventa a tutti gli effetti un creativo.
L’esperienza mi ha insegnato che un creativo è un problem solver, colui che cerca soluzioni per accontentare cliente e pubblico, sacrificando la parte personale di soddisfazione.
Ma la creatività, nell’accezione più vasta che questo termine può avere, è un dono.
Ci sono atleti, cantanti, artisti, che nascono con una particolare predisposizione; allo stesso modo credo che la creatività sia una capacità innata, un’attitudine, che così come ogni dote va coltivata, allenata, approfondita. Ma o si ha o non si ha. E solo questo permette ad un copywriter di eccellere.
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