Nè giornalista, nè scrittore. Un copywriter chi è?

Un provocante articolo del blog Sul Romanzo mi dà lo spunto per parlare di un argomento che torna in maniera ricorrente durante i corsi e gli incontri di coach: chi è il copywriter? In che cosa si differenzia dalle altre figure professionali che scrivono per lavoro, come un giornalista o uno scrittore?

Riassumiamo. Parlando di una sua cara amica, l’autore del post critica il fatto che la medesima abbia ostentato competenze professionali che di fatto non aveva maturato per definirsi insegnante, scrittrice, critica letteraria. Il consiglio che l’autore dà alla sua amica è quello di piantarla lì con le sue mire letterarie. Giusto, sacrosanto e condivisibile.

Per il copywriter, però la situazione è diversa. Il valore di un copywriter si giudica a prescindere dall’esperienza maturata o dalla bellezza estetica di ciò che produce (fattori che comunque hanno la loro importanza, perchè arricchiscono il prodotto finale).Un copywriter ha successo se “vende”, cioè se quanto crea e scrive riesce ad essere persuasivo e a provocare nel target una azione nella direzione desiderata. E’ una questione di istinto e di tecnica: se non si possiedono non si possono inventare. In linea puramente teorica ci si può definire copywriter anche solo dopo aver scritto un testo, una lettera di vendita diretta ad esempio, purché ciò sia seguito da risultati tangibili: da qui non si scappa. Il problema, semmai, è continuare a mantenere un livello alto e costante nella prestazione, fattore che richiede un continuo aggiornamento e affinamento della tecnica, oltre che esperienza.

Incidenti di percorso possono capitare a tutti: un annuncio poco riuscito, un testo che viene ignorato dal lettore. Non per difendere la categoria, ma spesso un copywriter deve combattere ad armi impari contro la scarsa la qualità intrinseca e la disponibilità del prodotto o del servizio: inutile creare un testo tecnicamente ed esteticamente perfetto se poi il prodotto non si trova sul punto vendita, o se il servizio non corrisponde alle aspettative create dalla comunicazione. C’è poi il fattore “cliente”, che spesso, erroneamente, pensa di poter modificare la comunicazione a suo piacimento, secondo criteri del tutto personali ed opinabili, che poco o nulla hanno a che fare con corrette tecniche di vendita.

Dunque, il copywriter è uno scrittore sui generis. Si può imparare a diventare copywriter, e chiunque padroneggi l’italiano e abbia istinto e tecnica può cimentarsi. Ma c’è da dire che questa professione non può e non deve essere il rifugio di quanti non sono riusciti a farsi accettare come giornalisti o scrittori. Siamo su un altro piano, nè più alto - per carità - nè più basso, semplicemente un altro piano.


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