Il più grande errore di un copywriter

Dedico questo primo post di aprile ad un tema che mi sta a cuore e che ho spesso affrontato con gli stagisti copywriter: individuare i propri errori e saperli correggere.

Sì, perchè è molto facile spiegare ad un giovane aspirante copywriter quali sono le doti che dovrebbe avere per riuscire nella professione, o aspetti più pratici, quali ad esempio quali elementi inserire in una body copy e quali invece tralasciare; meno facile è creare la consapevolezza dell’errore.

Premettendo che tutti possono sbagliare e che anzi, a volte, lo sbaglio aiuta a crescere, qual è dunque l’errore più grande di un copywriter? Tra tutti i possibili, a mio parere è l’appiattirsi su briefing approssimativi, spesso nati da compromessi tra vari “partiti” all’interno di un’azienda o da preferenze del tutto personali suggerite neanche tanto velatamente da capi sprezzanti delle regole di marketing.

Trovare un buon brief è raro, ma non per questo in tutti gli altri casi un copywriter deve accettarlo passivamente, anzi ritenerlo il migliore degli input possibili. Persino nel marketing più spinto, nella campagna di vendita più aggressiva c’è spazio per prendere le distanze dalle banalità verso le quali, inevitabilmente portano i cattivi brief. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: campagne e spot che non riescono a prendere il volo, perchè si portano dietro la zavorra di “dover” dire tutto. Come sotto dettatura.

Per prendere le distanze dalla banalità e avere il coraggio di guardare oltre non è facile ma neanche impossibile. Non vi pare?


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