Dopo il rapporto del Censis: per chi scrivono i copywriter?
photo credit: Jeb Dickerson
Alcuni giorni fa il rapporto del Censis ci ha svelato qualcosa che noi addetti ai lavori sapevamo già: è in calo la lettura dei giornali e dei libri, mentre la gente passa sempre più tempo ad informarsi su Internet e sui social network, Facebook soprattutto.
Se sono cambiate le abitudini di lettura, inevitabilmente devono adeguarsi anche le abitudini di scrittura. Se la gente non legge, per chi scrivono i copywriter? O meglio, come scrivono i copywriter?
Rispetto a venti o dieci anni fa, il tipo di scrittura pubblicitaria è cambiato. I copywriter scrivono per parlare ad un target preciso e come sempre tengono conto della cultura, del linguaggio, delle aspettative di questo target. La lingua è diventata più sciolta, meno formale: una nuova morale più aperta rende possibile utilizzare parole che fino a poco tempo fa erano interdette.
C’è anche qualcosa di diverso di cui tenere conto, e non mi riferisco solo al fatto che ora un copywriter su web deve scrivere tenendo conto oltre che del target anche dei motori di ricerca. C’è il fatto che se di un annuncio pubblicitario viene letto solo il titolo e forse un po’ del testo, su Internet il lettore cerca informazioni, quindi è interessato al testo. Scrivere per un lettore che cerca informazioni comporta la formulazione di frasi brevi, con notizie precise e concentrate. Il tempo che un navigatore passa su una pagina non è molto e il tasto “torna indietro” è sempre in agguato.
S’, non c’è da stare allegri. Perchè so che se aggiungerò altre cento parole a questo post, per quanto siano interessanti, non potrò sperare che in poco meno di 5 secondi in più dell’attenzione dei miei lettori.
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Tags: abitudini lettura, corsi online, frasi brevi, parole, rapporto Censis, scrittura pubblicitaria, torna indietro
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