IL DESTINO DELLA LINGUA ITALIANA: LA PAROLA DELL’ESPERTO
Qualche tempo fa si è tenuto a Genova il convegno dell’Associazione Italiana per la Terminologia, che ha analizzato le tendenze di cambiamento della lingua italiana.
Particolarmente interessante l’intervento della professoressa Valeria Della Valle, docente di lessicografia e lessicologia italiana all’Università La Sapienza di Roma, con il quale ha fatto luce sulle prospettive dell’italiano riguardo le neoformazioni, ossia i neologismi.
La Della Valle ha subito specificato che la creazione di nuove parola è, sotto il profilo quantitativo ma soprattutto qualitativo, nella norma rispetto agli anni passati e alle fasi precedenti della lingua italiana.“Come prima osservazione, possiamo dire che i criteri e i processi di formazione delle parole nuove dell’italiano, almeno per quanto riguarda il linguaggio giornalistico, si mantengono generalmente – nonostante gli allarmi lanciati ripetutamente sulla prossima presunta fine della lingua italiana e del suo lessico – nel solco della tradizione.”
Ponendo nuovamente l’accento sul ruolo della carta stampata, ha citato la tendenza delle neoformazioni ad avere un’origine, per così dire, creativa: “Un capitolo a parte è rappresentato dalle neoformazioni d’autore, che vedono una specie di gara tra editorialisti, politologi, politici, studiosi per lanciare nuove parole. Citerò solo tre delle numerosissime rilevate: ciecopacismo di Giovanni Sartori, dizionarite di Enzo Golino, verbi paro di Vittorio Coletti”. Per quanto riguarda le tendenze più specifiche, eccone un breve elenco.
Prestiti. Ossia vocaboli mutuati da altre lingue. Possono essere integrali, come sashimi, oppure adattati, come il verbo fotoscioppare, ossia ritoccare al computer - da Photoshop, programma per modificare le immagini.
Tamponamenti. Ossia la fusione di due vocaboli. Usata molto spesso per designare oggetti di recente invenzione che riuniscono funzioni mai viste assieme prima d’ora. E’ il caso di tivufonino: cellulare capace di ricevere ottimamente il segnale televisivo.
Accorciamenti e abbreviazioni. Basta fare un giro al centro e porgere l’orecchio ad una qualsiasi discussione tra giovani e meno giovani. Prof è l’esempio più classico ma anche più calzante.
Familiarizzazione di acronimi e sigle. Da un po’ di tempo si è cominciato ad intendee questa tipologia di vocaboli come se fossero semplici sostatintivi , ossia in maniera avulsa da i vocaboli che a loro volta li compongono. E’ il caso, per esempio, di Dico che ha soppiantato, per intenderci la versione D.I.C.O..
Deonomastico. Ossia le parole ricavate da nomi propri. Questo fenomeno è sempre stato presente (stacanovismo, linciaggio), ma adesso è tornato alla ribalta e prendendo come fonte spesso nomi dei politici: Berlusconismo, Finiano, Dipietrista.
Uso nel linguaggio popolare di termini specialistici. Ovviamente si tratta spesso di termini della vita politica. Si pensi a federalismo fiscale, federalismo sociale, profilo tariffario.
Il discorso non si ferma qui, ovviamente. Ci torneremo ma intanto, secondo voi quale tendenza è destinata a crescere?
Tags: acronimi, associazione italiana per la terminologia, deonomastico, neoformazioni, photoshop, prestiti, sigle, tamponamenti, valeria della valle
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