Scrivere cucinare, leggere mangiare
Può darsi che scrivere sia un gesto ordinario e familiare quanto il cucinare? A volte potrebbe sembrare così. E può anche darsi che come ogni gesto familiare a volte, (e nel più fortunato dei casi diremmo, vista la nostra posizione) accada che questo diventi uno dei gesti più naturali. Nel caso opposto, quando appunto ci si mette a cucinare seguendo delle indicazioni di solito, c’è invece una vera e propria preparazione, fatta di ingredienti di base, quello che chiameremo il soggetto o un impasto omogeneo da cui partire, lo spunto. Possiamo a volte seguire una ricetta di famiglia, il nostro stile personale, o lasciarci incantare da gusti più esotici e sconosciuti, stando però attenti a non bruciarci la lingua assaggiando critiche che conoscano meglio di noi il nostro stesso piatto. Molti amano farcire la loro opera con guarnizioni, e scrivere con l’aiuto di citazioni e abbellimenti lessicali, altri preferiscono la semplicità e la chiarezza nel colore della crema che è all’interno del loro preparato, che risulti leggero ma allo stesso tempo completo e saziante.
L’importante alla fine è fare qualcosa di commestibile, di mangiabile, starà alla nostra inclinazione o talento essere capaci di creare addiritura qualcosa di nutriente, qualcosa che sia quindi più che ‘da leggere’.
Leggere è un altro gesto che implica qualcosa di ben conosciuto infatti, proprio come il mangiare. Usiamo consumare il nostro pasto ‘Quotidiano’ ad esempio, o spiluccare prima di comprare il vero e proprio romanzo-polpettone, delle critiche, così, tanto per gradire; o anche concedersi in viaggio il leggero e croccante depliant. C’è poi chi, affezionato al proprio gusto, preferisce nutrirsi sempre dello stesso pasto-testo, mangiare e rimasticare su cioè che ha già assaggiato e apprezzato e conserva ormai come sapore d’infanzia nella propria dispensa di memorie…Con la giovinezza si esplorano forse anche testi, sapori più audaci, di nascosto, arrosendo per quel gusto così piccante e sfrontato ma insieme così entusiasmante e appetitoso. Mentre in età più matura si addentano con più consapevolezza e attenzione solo alcuni testi, che non nuocciano ai nostri turbamenti già a volte, fortemente danneggiati (anche da pessime scelte di pasti precedenti) ma che ci facciano riscoprire gusti rassicuranti e tiepidi che già ci sono cari.
Se scegliamo di mangiare o leggere o cucinare o scrivere, l’unica differenza forse, in fondo, è che non conosciamo tutto quello che entra nella mente, a volte volutamente non ce ne curiamo, mentre forse mettiamo un po’ più di attenzione a quello che introduciamo nella nostra bocca….
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le parole
sono di tutti e invano
si celano nei dizionari
perché c’è sempre il marrano
che dissotterra i tartufi
più puzzolenti e più rari;
(Le parole, da Satura II, 1962-1970)