Parole, parole, parole. Aspettando le Regionali.
Le elezioni regionali sono alle porte, si stanno decidendo i candidati, la macchina elettorale dei vari partiti si sta scaldando. Non ci sembra di fare una previsione azzardata ipotizzando che a breve saremo investiti da una massa di parole sotto forma di slogan e di promesse. Parole, parole, parole. Come la famosa canzone di Mina.
A volte queste parole sono talmente poco contrapposte che è difficile distinguere la posizione politica del candidato.
Non a caso Niki Vendola, neo vincitore delle primarie del PD in Puglia, diceva oggi alla Annunziata che lo intervistava in “In mezz’ora”, che alla sinistra manca un suo vocabolario. L’ho trovata una considerazione interessante, uno spunto su cui più di uno dovrebbe riflettere.
Sì, perché questa valanga di parole in libertà, buone da riciclare ad ogni occorrenza, rischia di essere un po’ logora e di non portare poi più di tanto acqua al mulino dei candidati.
Ma come dovrebbe essere un buon vocabolario della politica?
Innanzitutto aperto e partecipativo. Se il candidato diventa un prodotto da “vendere”, al pari di un detersivo o di un abbonamento telefonico tutto incluso, allora vanno applicate le nuove regole della comunicazione da web 2.0: il target - cioè l’elettore - diventa un elemento con cui intavolare un dialogo, accettare critiche, discutere soluzioni. Molti candidati stanno già applicando queste tecniche con una presenza su Facebook e su altri social network. Obama insegna.
Poi il buon vocabolario della cultura dovrebbe trovare sanzioni per chi usa più volte la stessa parola o la stessa locuzione. Sapete che esiste il dizionario dei sinonimi e dei contrari? E allora, consultatelo qualche volta, per favore. Usare sempre le stesse parole. svuota le stesse di significato e addormenta l’audience: non sento nulla di diverso, perché dovrei prestare attenzione?
Ultimo suggerimento (forse). Un buon vocabolario per una campagna politica dovrebbe essere privo quasi del tutto di tecnicismi, di lessico per addetti ai lavori. Basterebbe parlare un po’ di più con gli elettori per accorgersi del baratro che esiste tra chi fa politica e chi vota.
Ci sarà speranza che questa volta le parole, parole, parole divengano più realistiche e succose? O ci dovremo accontentare di un “Non cambi mai, non cambi mai, proprio mai”?
Tags: Annunziata, elezioni regionali, In mezz'ora, mina, Niki Vendola, sinonimi e contrari, social network, tecnicismi, vocabolario politica
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