MOURINHO: RIVOLUZIONARIO DELLA COMUNICAZIONE?


Il calcio, da quando i soldi rivestono una parte importante, è anche e soprattutto spettacolo; e in quanto spettacolo, comunicazione. E’ sufficiente ascoltare un’intervista qualsiasi ad un calciatore per accorgersi che il mondo del calcio – almeno italiano – è regolato da un registro comunicativo ben preciso. I cardini di questo codice sono, in definitiva, il dire poco o nulla, con moderatezza che sfocia, spesso, nell’ipocrisia.

In questo quadro si inseriva due anni fa il portoghese Josè Mourinho, ex allenatore dell’Inter, un vero rivoluzionario della comunicazione calcistica italiana.

Il Mou (così è soprannominato) fa della provocazione un’arma decisiva per catalizzare l’attenzione dei media. Provocazioni ai media, ai giocatori e ai dirigenti. Ormai zero tituli è un’espressione che è entrata nell’immaginario collettivo del mondo del calcio, ma ricordiamo anche la polemica con il presidente del Catania Lo Monaco – “Lo Monaco? Io conosco Bayern Monaco, Monaco di Montecarlo, monaco del Tibet, G.P. di Monaco. Non ne conosco altri”.

Da qui si intuisce l’attitudine al sarcasmo e anche all’ironia del tecnico portoghese. A questo proposito è da citare la frase con cui si presentò alla stampa al suo arrivo in Italia: “Non sono un pirla”.

Tuttavia, a fronte di una capacità comunicativa non indifferente, Mourinho ha spesso lanciato dei temi, e quindi dei contenuti, di protesta. Il riferimento è ad una forte critica nei confronti del giornalismo sportivo italiano, dedito, secondo lui, ad una vergogna “prostituzione intellettuale”.

Da dichiarazioni di tal fatta è intuibile quanto Mourinho rappresenti un personaggio di rottura. Rottura che, in virtù di una chiusura simil-conservatrice tipica del calcio italiano, fa fatica a scendere in profondità.


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