Italia amore mio, messaggio ambiguo

Emanuele Filiberto sul palco di Sanremo. Tra applausi, qualche fischio e un ondeggiare di tricolori, l’erede di casa Savoia si è esibito in una canzone le cui parole e il cui senso francamente mi lasciano perplessa.

Sorvolo, ovviamente sulle qualità artistiche della canzone stessa, in quanto non ho titolo per giudicare. Ma sul testo avrei da fare qualche appunto. Uno per tutti: quell’equilibrio “Che ci Unisce, intorno alla Nostra Famiglia” a quale famiglia allude? Ad un generale concetto padre-madre-figli o piuttosto alla Famiglia reale? E se così fosse, il proclamato amore per l’Italia, a quale Italia si riferisce esattamemente? A quella “Che oggi più serenamente si specchia in tutta la sua storia?” Ma sì, un bel colpo di spugna e, guardi Signora, non c’è traccia di macchia. Tutto risplende sotto la luce della retorica.

Ma allora, retorica per retorica, non era meglio l’Italia di Mino Reitano “di terra bella e uguale non ce n’è?”

Insomma la performance del principino si è trasformata se non in un comizio, in un nostalgico revival monarchico, complice il perbenismo storico del Festival di Sanremo. Che si riscatta, però. Emanuele Filiberto eliminato dal festival. Davvero è troppo anche per Sanremo. Ora non c’è che da sperare che il ripescaggio non riporti la Restaurazione.


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