Il linguaggio politico per le elezioni europee

Stagione estiva in anticipo? Per fortuna c’è un evento che ci riporta alla confortevole ma doverosa routine di ogni anno. Le elezioni europee. C’è chi pochi giorni fa ironizzava sulla quasi contemporanea e a volte sovrapposta apparizione di manifesti di intimo e di volti di alcuni partiti politici. Per cui curve di pensiero politico venivano a trovarsi proprio “in mezzo” ad altri tipi di curve. Ma Fiorello, il presentatore più amato della televisione comica italiana dagli anni 90 ad oggi, conosce bene un’ironia che nasce da un fatto ormai assodato in ogni campo pubblicitario, qualunque sia il prodotto: non importa ciò che vendi, ma come lo vendi. Ciò a dire che a dispetto di una logica di tipo dignitoso e rispettoso che più si adatti alla natura del messaggio trasmesso, la politica della propaganda impone, alla propaganda della politica, di superare certe regole e imporsi più che mai e soprattutto bene in vista, dove “l’occhio cade” più facilmente. Se poi vorreste essere esclusi in questo periodo da qualsiasi approccio alla vostra attenzione da parte di manifesti politici o quant’altro, vi potreste rifugiare a casa.

Ma internet in questo caso, anzi come al solito, vi seguirebbe anche lì. Un partito in particolare nella sua campagna politica mette a disposizione lo “scaricamento” delle locandine sul desktop del proprio computer. Puntando al fan-attivismo? Puntando alla propaganda che parta da una scelta “stilistica ” del singolo che venga recepita e immagazzinata anche da chi nemmeno ci pensava, ma passando di lì ha riconosciuto la “scrivania” più bella del mondo? Chi lo sa?

Per non parlare del linguaggio politico…”il Lazio in Europa, L’Europa in Italia…”, interpretazioni geo politiche di confini che si credevano ormai esplorati in lungo e in largo. Ma c’è anche chi punta a messaggi che si rifanno alle “nuove” leggi della vendita, con il confronto e l’apparizione del “prodotto concorrente”, in modo da dimostrare l’effettivo risultato di uno rispetto all’altro. Ad esempio una folla di gente che spinge via un nome, segno simbolo dell’opposto partito. Una via, nella sua drammatica ironia e sarcasmo ammiccante, che quantomeno segue la linea creativa che è importante per un successo duraturo di tipo mnemonico, come è consigliabile che sia per un messaggio pubblicitario.


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