L’ESPERANTO: LA PIU’ DEMOCRATICA E UNIVERSALE DELLE LINGUE: PARTE PRIMA

Da quando l’uomo ha messo il naso fuori da casa sua e ha intrapreso contatti con gente diversa uno dei problemi e dei temi più importanti è stato quello della lingua. L’essere in possesso di una lingua franca per poter comunicare è una necessità dell’uomo dall’alba dei tempi sia in quanto homo economicus che animale sociale. Lo testimonia la popolarità del mito della torre di Babele.

Tale necessità si è trasformata in imperativo oggi, nell’era del villaggio globale. Perciò quale idioma dovrebbe avere l’onore di essere considerata la lingua del genere umano? Se lasciamo che la natura faccia il suo corso, la scelta ricade inevitabilmente sulla lingua più praticata al mondo, quindi l’inglese. Questa opzione, tuttavia, appare ben poco democratica poiché è, almeno al momento, la lingua di un popolo e non di tutti i popoli.

Tale problema assillava, a fine ottocento, l’oftalmologo polacco Ludwik Lezjer Zamenhof (un medico dell’occhio con la passione per la linguistica) che creò di sana pianta un lingua per l’intero genere umano, sintesi di tutte le lingue inesistenti, l’esperanto. Ora, a distanza di più di un secolo, è ufficialmente una Lingua Ausiliaria Internazionale e, secondo il Guinness dei Primati, è parlata all’incirca da sei milioni di persone.


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Commenti

Se come corso della natura si intende la naturale conseguenza di una egemonia politica, economica, militare, ecc., in questo momento degli Stati Uniti anglofoni, questo purtroppo è vero, come lo furono altre lingue con con altre egemonie precedenti.
L’esperanto invece sarebbe una intelligente soluzione del problema in modo definitivo, con tutti i parlanti posti in condizioni di parità.

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