Da Enzo Golino una preziosa lezione di linguaggio
Le parole possono fare la Storia? Domanda impegnativa. Ad un livello di base e quotidiano le parole possono sicuramente fare storie, al plurale: dipingono situazioni, suggeriscono rapporti, spingono ad agire - come nel caso delle parole e delle storie raccontate da un copywriter che scrive per convincere e utilizza con creatività e libertà anche costrutti originali e neologismi. Ma la storia, quella con la S maiuscola?
Uno spunto di riflessione interessante su questo ce l’offre Enzo Golino, nel suo saggio “Parola di Duce - Come si manipola una nazione”. Un libro e un tema di straordinaria attualità che serve a riflettere non solo su certi meccanismi del linguaggio politico, ma anche su come individuare e disinnescare pericolose e subdole derive che attraverso un uso non casuale delle parole, tentano di incanalare il pensiero critico (e a volte ci riescono).
Certo, va detto: il fascismo ha coniato parole che oggi non hanno più posto nel nostro linguaggio, perché la lingua è uno strumento in continua evoluzione; perché le “contaminazioni” dagli altri idiomi come l’inglese, non sono più bandite, anzi; perché quel tipo di retorica squillante e ridondante di questi tempi sarebbe solo ridicola. E per molti altri perchè. Ma la demagogia è sempre in agguato: così le crisi economiche diventano come videogiochi e in questo modo forse fanno meno paura; si parla di “legittimo impedimento”, così l’assenza diventa più giustificata; e si di fare una politica “vicino alla gente”, come se fosse possibile annullare con questo solo proclama la distanza tra chi fa politica e chi la subisce.
Torneremo su questo tema, ma intanto mi piacerebbe sapere la vostra opinione: la manipolazione del linguaggio a fini politici può davvero cambiare, ai giorni nostri, il corso della Storia?
Tags: enzo golino, legittimo impedimento, linguaggio politica, parola di duce, pensiero critico, retorica politica, vicino alla gente
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Commenti
Ill.mo Prof. Golino, Le ho mandato il mio volume di cui al link sottostante per la recensione sul venerdì di Repubblica.Grazie,cordialità, Colla
http://www.reteimprese.it/pro_A40124B97266
Ci spiace, ma in questo post abbiamo solo parlato di un libro che ci ha colpito. Non abbiamo alcun contatto con l’Autore. Ma chissà, forse leggerà il suo commento…






La manipolazione del linguaggio a fini politici ha in passato cambiato la storia. Facendo riferimento a Mussolini stesso, sorge spontanea la riflessione su come sarebbero andate le cose se non fosse stato in grado di comunicare al popolo italiano così come ha fatto, modificando quasi completamente la sua indole, facendo prevalere sull’umiltà di un popolo lavoratore, l’orgoglio e il senso di rivalsa. Prendendo esempi più recenti un personaggio esterno al mondo politico come Berlusconi è stato in grado di inserirsi in questo mondo modificandone le abitudini e di conseguenza anche la storia della politica, offrendo un nuovo modo di comunicare e di vivere il mondo politico stesso. Altrettanto fece Reagan quando portò i dibattiti politici in televisione, cambiando le abitudini dei politici ma anche del popolo americano.
La manipolazione del linguaggio offre sempre punti di vista differenti che possono cambiare il corso della storia, sia che questo accada all’improvviso, sia in caso di cambiamenti più graduali.