Comunicazione che accomuna

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Parlare per comunicare

Creative Commons License photo credit: Frodrig

Quante sono le comunicazioni? Una. Quanti sono i modi di attuarla? Tanti quanti gli abitanti sulla Terra, e anche qualcosa di più. Ma c’è una cosa che li accomuna tutti, le categorie e le gerarchie sociali. Spesso considerate come un limite, molto spesso a ragion veduta, queste ‘divisioni’ sono sempre presenti. Comunicare, nel senso di rendere un messaggio comune a due parti, è più complesso o più facile a seconda del grado che separa una persona dall’altra. Al di là di un giudizio positivo o meno riguardo questa visione, purtroppo o per fortuna la comunicazione necessita di questi parametri. Ad esempio due amici provenienti dallo stesso ambiente studentesco e familiare avranno messaggi che li accomunano di un certo tipo; che renderanno loro più ‘facile e lineare’ la comunicazione che altrimenti dovrebbe svolgersi secondo altre vie. 

La comunicazioni tra due parti sociali alla pari assume e sviluppa delle sue caratteristiche proprie che la distinguono da altre e possono venire alterate anche irreversibilmente da un qualsiasi squilibrio. Così però accade anche quando per un lungo periodo si sia mantenuto il rapporto tra due parti sociali dispari, un monarca e un suo servitore ad esempio: lo sconvolgimento dei ruoli apporterebbe alla comunicazione una difficoltà di immagini messagistiche che erano state accomunanti, fino a quel momento, per ambedue gli individui. Quando ciò accade le ’soluzioni’ per far sì che la comunicazione continui ad essere ‘comune’ alle parti, sono due. Trovare un nuovo equilibrio comunicativo parallelo allo squilibrio creatosi o chiudere definitivamente la comunicazione.

In un mondo di individui completamente indipendenti dalla società in cui essi vivono sarebbe quest’ultima forse la soluzione più semplice e anche la più ’sincera’. Non mi capisci? Non ne ho bisogno. Ma la dipendenza dalla comunicazione, è in realtà la dipendenza dell’individuo all’interazione. Più che dipendenza, bisogno primario. Inoltre dopo aver riempito questo bisogno individuale si creano a volte situazioni che circondano l’individuo o che gli sono imposte, per cui anche se bisogno primario non ci fosse, sarebbe impartito da elementi sociali superiori alle nostre scelte personali. A lavoro per esempio, o in famiglia, o in ambito scolastico. Insomma probabilmente il potere di scegliere di non comunicare a volte è l’azione che esprime più libertà del dover comunicare a tutti i costi.


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Commenti

In epistemologia si dice che i due amici provenienti dallo stesso ambiente studentesco e familiare hanno lo stesso background, ovvero lo stesso sfondo di interazioni sociali e non che da un quid aggiuntivo nella comunicazione, oltre il significato letterale del messaggio.

Quando un servitore diventa monarca viene catapultato in contesto diverso dal proprio e l’incopatibilità ha effetti solo per ultimo sulla comunicazione, in primis, invece ce l’ha con se stesso. Il suo modo di interagire con il mondo è incompatibile con il nuovo contesto in cui si ritrova (incompatibilità di background-proprio e contesto-attuale)

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