Oltre l’8 marzo: donne, tv, pubblicità

Ho voluto far passare la giornata fatidica dell’8 marzo prima di pubblicare questo post. Il motivo è semplice: l’8 marzo è, a mio giudizio, una proposizione degradante della femminilità. L’8 marzo è, in sè, una ricorrenza razzista, perchè discrimina tra i sessi, perchè concede tutto alla retorica e niente alla sostanza. Donne diverse dagli uomini. Certo, ma fino a che punto?

Prendiamo il caso, ad esempio della cerimonia degli Oscar: ha senso proporre due premi distinti, per Miglior Attore e Miglior Attrice? Non ci si risentirebbe subito a proporre, invece, un premio per Miglior Attore Bianco e Miglior Attore Nero? Forse che la discriminazione tra i sessi è più accettabile della discriminazione tra il colore della pelle? Qualcuno mi spieghi, per favore, in base a quale differenza Jeff Bridges e Sandra Bullock non potrebbero contendersi, alla pari, la prestigiosa statuetta.

Di questa discriminazione, tanto sottile da essere accettata come normale non solo dagli uomini ma anche dalle donne, parla un bellissimo documentario ideato da Lorella Zanardo, una donna competente, impegnata da tempo nel disinnescare le trappole dei media e della pubblicità. In particolare riguarda gli argomenti del nostro blog la domanda che la Zanardo si pone: perchè una donna dovrebbe sentirsi attratta da un messaggio che propone una simbologia femminile creata per attrarre sessualmente gli uomini?

In un suo post la Zanardo provocatoriamente afferma: “Manca un ponte, un collegamento tra chi crea queste campagne e i potenziali acquirenti”. E’ vero. Noi pubblicitari dovremmo fare un profondo esame di coscienza a proposito, soprattutto le professioniste donne che, nel campo pubblicitario, riescono spesso ad essere più presenti e più protagoniste. Riflettere, proporre, non essere semplici esecutrici del volere di clienti, troppo spesso uomini, troppo spesso padroni di una cultura retrogata.

Come quello che una volta mi disse: “No, guardi, non ci scriva niente. Ci mettiamo un bel culo di una negra e vedrà quanto vendiamo…”. Quel giorno ho perso un cliente, senza rimpianti.


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