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3 consigli di scrittura per web copy come si deve

Dura la vita del web copywriter, costretto a destreggiarsi fra Seo e refusi in agguato, tra offerte di lavoro da fame e concorrenza sempre in crescita. Molti web copy, freelance e non, sentono la necessità di condividere suggerimenti utili con i colleghi per migliorare la scrittura – ma anche per creare una rete virtuosa di contatti, raccontarsi esperienze lavorative, collaborare.

Prendendo spunto da alcuni articoli interessanti, proponiamo tre consigli utili per la scrittura sul web:

  • Attenzione alla grammatica.

Sembra ovvio, ma non lo è: il web è pieno di testi con errori di ortografia e di grammatica.

“Per il copywriter la propria lingua non è solo qualcosa da imparare a usare bene, è un culto”: la ricetta per fare un buon copy, proposta da Pennamontata.com, mette la conoscenza dell’italiano come ingrediente principale.  

Come non essere d’accordo?

E se un dubbio ti assalisse, niente panico: tieni a portata di mano una grammatica – oppure fai una ricerca su Internet – e chiarisciti le idee.

  •   Cura la qualità del testo.

“Il testo ideale per il web è pensato per gli umani e ottimizzato per i robots”, consiglia l’infografica di Contentverve.com. Keywords sì, ma con attenzione (e sfrutta la coda lunga!). Al bando il copia-incolla.

Il contenuto dev’essere informativo (scrivi di ciò che sai!), stimolante e di qualità. La qualità passa attraverso documentazione, originalità, pertinenza, chiarezza espositiva. E a questo proposito…

  • Sii chiaro.

Più si è chiari, più si è efficaci. Attenzione: chiarezza non significa semplicismo. Se necessario, un termine tecnico va utilizzato. Suggerisco la lettura di questo bell’articolo: “Scrivi frasi brevi, usa parole brevi: ma davvero?”, in cui l’autore critica alcuni consigli-meme molto cari a web copy e web writer, come “scrivi frasi brevi” o “metti le conclusioni all’inizio”.

Un conto è rendere la scrittura il più leggibile possibile, un altro è semplificare all’eccesso anche i concetti per paura di non riuscire a comunicare.

E tu, da utente o da copy, cosa ne pensi?

Chiara Provvidenza, talent già nel nome

Telespettatori indignati

Figli e TV: che fare?

Successo previsto per Chiara Provvidenza, che si è aggiudicata il banco di Amici nella sezione cantanti. Sì, Amici edizione 2012-2013 è ormai entrato nel vivo, dopo le puntate dedicate al casting. Ricomincia la sfida, quella dei genitori, intendo, contro questo incrollabile colosso della tv formato talent. Eppure, seguire Amici insieme ai propri figli nonostante le apparenze è una esperienza educativa di prim’ordine, che mi sento di consigliare a tutti: permette infatti di aprire un sereno confronto sugli obiettivi reali della vita, sui modelli da seguire e non solo.

Cominciate, se non lo avete già fatto, guardando una o due puntate da soli per entrare nel meccanismo del programma e per notare alcuni dettagli tra cui:

  • nome e look dei concorrenti
  • tipo di linguaggio usato
  • parole o frasi ricorrenti

Questi ed altri particolari permettono di capire (e di far capire ai vostri figli) come è “costruito” il programma. Le virgolette non sono casuali, perché un successo come Amici non si improvvisa, ma è pianificato a tavolino in ogni suo particolare: lo scopo è non solo quello di guadagnare audience per le singole puntate, ma anche di gettare le basi per rendere fedeli i telespettatori. E’ un punto vitale su cui si basano i format televisivi, e avremo occasione di riparlarne.

Ma intanto, per chiarire un po’, facciamo un esempio sul primo punto che vi ho consigliato di notare, nome e look dei concorrenti e per questo torniamo un attimo a Chiara Provvidenza (e alla sua bella voce, che comunque ci piace molto). Anche lei, come già Alice Bellagamba di cui abbiamo avuto modo di parlare a suo tempo, è già stata confezionata come un prodotto di successo. Il nome anche qui aiuta molto, i genitori – mi si perdoni il gioco di parole – sono stati previdenti, anche se un po’ sadici: chiara provvidenza, chiaro cammino di successo sotto la benevola intercessione del Fato (per non dire altro). Apro solo una piccola parentesi per farvi notare quanto sia difficile dare il nome giusto ai propri figli e quante siano le trappole in cui molti futuri genitori cadono anche senza volerlo: se siete in attesa, vi consiglio di scaricare un ebook gratuito che vi darà qualche buon consiglio.

Dunque la nostra cantante titolare del banco di Amici parte con il nome giusto. Dal vivo e senza trucco, come mostrano le prime foto al naturale, non è una bellezza secondo i canoni televisivi ma con un look molto studiato ecco che è lanciata sulla strada del successo sicuro. Morale – da far notare ai propri figli: cosa c’è veramente sotto l’immagine costruita?

(continua… prossimamente)

Cercasi articolista per blog. Peggio che gratis.

Vuoi diventare articolista per blog? Le offerte di lavoro sui vari forum specialistici sono davvero molte e a prima vista il mercato della creazione di contenuti sembrerebbe fiorente: ma per chi? Non c’è blog sul marketing online, non c’è corso, non c’è esperto SEO che non si riempia la bocca con la frase “Content is the king, il contenuto è il re“.

Ma certo, oggi Google non bada più a quanti visitatori hai, in qualunque modo tu te li sia procurati; Google vuole contenuti interessanti per rendere l’esperienza della ricerca ancora più varia e precisa; Google ti premia se rifornisci di legna da ardere quell’insaziabile fornace che è la voglia di saperne di più su qualunque argomento, in tempo più che reale.

Ecco allora che la domanda e l’offerta tra chi pubblica e chi scrive diventa quasi frenetica, con un gioco al ribasso davvero vergognoso. Il prezzo medio di ogni articolo si sta attestando su 1 euro. Sì, 1 euro 1. Vuol dire che se vuoi comprarti un chilo di zucchine (3 euro e 1/2 questa mattina al mercatino sotto casa mia) devi mettere insieme, farti approvare e farti pagare dalle 750 alle 2500 parole.

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La musica delle parole


Le parole hanno una musica? Non sto parlando delle parole delle canzoni, che una melodia devono seguirla per forza, ma delle parole per così dire parlate. Guardate lo spot qui sopra e ve ne renderete conto subito (a proposito, questo spot per il portale di cinema iVid partecipa ad una competizione. Andate sul sito di euronews business award e votatelo! Grazie)

Sì, le parole hanno una grande musicalità e ogni copywriter dovrebbe usarle anche per questa loro caratteristica. Purché, ovviamente, tutto sia finalizzato a veicolare un messaggio interessante, coinvolgente e consistente con il target al quale ci si rivolge. “Musicare” un testo è possibile, non solo per video o audio ma anche nel testo scritto: ogni lingua (e quella italiana non fa eccezione) contiene in se costrutti, possibilità di allitterazioni e modi di dire che, se combinati nel modo giusto scatenano una potenza trascinante.

Di parole, della musica delle parole e del loro colore parlo nei miei corsi di Persuasive Copywriting. Se ti interessa approfondire l’argomento, se hai un’esperienza da raccontare, scrivimi e ne parleremo insieme.

La settimana dell’ aforisma. Alessio Lo Passo e Selvaggia Lucarelli.

Per la settimana dell’aforisma, ovvero quell’insieme di poche parole che dovrebbero riassumere un sapere filosofico o morale, vi proponiamo un video di YouTube che tratta questo argomento da un punto di vista televisivo e di Social.

Selvaggia Lucarelli parla dell’uso dell’aforisma, definito da lei, da ‘Bacio Perugina’ di uno dei protagonisti del programma ‘Uomini e Donne’, condotto da Maria De Filippi.

I protagonisti di Uomini e Donne oggi, hanno i loro forum e i loro siti ufficiali, e twittano con i loro followers quando vogliono. Ma come dice Selvaggia Lucarelli, ‘Ad ognuno il suo follower’, facendo notare che all’uso di un aforisma di un personaggio come Alessio Lo Passo, corrisponde un commento dello stesso ‘livello’.

Sebbene i protagonisti di Uomini e Donne siano tra i più amati da milioni di spettatori in italia,

l’uso dei loro ‘aforismi’ sdolcinati e un po’ ovvi  ricorda sempre di che tipo di pubblico stiamo parlando.

L’aforisma, la frase di entrata, o di effetto assume un suo carattere se detta da qualcuno che ne ‘capisce’ forse, detto in parole povere.

Quindi, non ci soffermiamo a chiedere troppo al signor Alessio Lo Passo. Passiamo oltre, e prendiamo il suo caso come un divertente spunto per parlare di questa espressione, che verbale o scritta, non viene mai dimenticata.

Con AED per riconquistare il piacere di scrivere

Oggi non parliamo come di consueto di tecniche di comunicazione e di contenuti, ma di come questi contenuti sono scritti. Oggi parliamo di disgrafia: una parola che viene dal greco e che significa “scrivere male”.

Ne sono affetti un gran numero di bambini che, alle prime esperienze scolastiche, hanno difficoltà ad apprendere  come tracciare sul foglio lettere e numeri. Un tempo si bollavano questi bambini come “disordinati”, ma oggi la disgrafia è considerata a tutti gli effetti un disturbo specifico dell’apprendimento, che richiede interventi mirati di rieducazione da parte di docenti opportunamente formati.

L’AED – Associazione Europea Disgrafie, si occupa proprio di questi disagi al più alto livello, attraverso corsi di rieducazione e di formazione. Non a caso è la prima associazione di rieducazione alla scrittura in Italia ad aver ottenuto per i propri corsi la certificazione internazionale ISO 9001:2008. … [leggi tutto] →

Figli e TV: che tipo di genitore sei?

Telespettatori indignati

TV: o si ama o si odia?

Con questo post inizio una serie di interventi su un aspetto del mondo della comunicazione che mi sta molto a cuore: il rapporto tra i giovani e la televisione. Anche se sembra che Internet e i social media abbiano superato la tv nel catalizzare l’attenzione del pubblico più giovane, tuttavia non possiamo negare che la “baby sitter” per eccellenza ancora gioca un ruolo cruciale nella formazione delle coscienze critiche dei nostri giovani. Mi piacerebbe che questo fosse anche uno spazio aperto a idee, contributi, pensieri di quanti, genitori e non, amano e odiamo questo mezzo. 

Nei confronti della televisione e del rapporto che con questo elettrodomestico hanno i loro figli, i genitori di oggi hanno un atteggiamento ambivalente. Ce ne sono alcuni che  impediscono letteralmente ai propri pargoli di vedere la tv; alcuni non hanno nemmeno l’apparecchio in casa. Io lo chiamo “effetto Buthan”. Il Buthan è un piccolo regno buddista incastonato nelle montagne dell’Himalaya, tra l’India e il Tibet, dove gli abitanti vestono gli abiti tradizionali e la politica è ispirata a un solo principio, la felicità dei suoi abitanti. Proprio per preservare questa felicità, per lunghissimi anni il regno ha vissuto un isolamento quasi totale: basti pensare che la televisione è stata introdotta ufficialmente solo nel 1999, insieme ai primi collegamenti Internet. E da allora il governo, come quei bravi genitori di cui parlavamo prima, preoccupati oltre misura di proteggere i propri figli, non ha mai smesso di vigilare perché fosse bandita ogni immagine che potesse turbare i propri sudditi.

Quindi, niente campionato di wrestling, troppo violento, e niente film indiani considerati troppo licenziosi; salvo poi dover prendere atto che la censura non può censurare tutto e che ai buthanesi di ogni età basta un apparecchio tv e un telecomando per avere accesso ad una quantità infinita di immagini di ogni tipo.  La maggior parte delle quali si rifanno ad un modello consumistico agli antipodi della cultura buddista. E sei poi questo modello consumistico garantisca la felicità è un altro discorso…

La situazione è aggravata anche dal fatto che il governo non può contare molto sul controllo dei genitori, loro stessi calamitati per ore dal nuovo tipo di intrattenimento, spesso analfabeti e con poco o nessuna idea di cosa piaccia ai loro figli. Come non capirli? A volte persino noi, che con la televisione conviviamo sempre, siamo pieni di dubbi e incertezze, figuriamoci i simpatici e speriamo sempre felici genitori del Buthan.

Proprio per monitorare la situazione, ogni anno il Buthan Center for Media and Democracy, in collaborazione con il Ministero dei Giovani e dello Sport, conduce uno studio approfondito sul tema dell’influenza dei media sui più giovani. Ovviamente i risultati di questo studio sono seguiti con interesse anche dagli esperti di altri paesi, proprio per la particolarità del caso.

Ma torniamo a casa nostra. Dalla parte opposta dei genitori proibizionisti, stanno i genitori che abdicano dal loro compito di educatori e lasciano la libertà totale di telecomando ai loro figli. Che ci sia una sola televisione in casa o, più probabilmente, un apparecchio in ogni stanza, non importa: sono i più piccoli a decidere cosa si vede.

Anche qui, non ci sono telegiornali, programmi di approfondimento, film impegnati che tengano: esistono solo i soliti appuntamenti con i cartoni, con i telefim per adolescenti, con i canali di video musicali. Le scuse che si danno questi genitori sono varie, dall’“E’ l’unico modo per farlo mangiare…” al “Così sta buono…” e via dicendo. E questo fin dalla più tenera età, figuriamoci quando i piccoli diventano adolescenti!

Per non parlare poi delle ore che bambini e ragazzini passano davanti al video senza alcun controllo e senza nessun adulto che li protegga da argomenti troppo duri o sia lì a dare una chiave di interpretazione autorevole.Sesso, morte, potere, denaro, successo, alcool, droga, fumo. Questi genitori lasciano che sia la televisione (e con essa Internet) a plasmare le coscienze dei loro figli su temi delicatissimi. Forse sottovalutano la forza del mezzo, forse sono stati allevati nella stessa maniera e quindi sembra loro piuttosto naturale ripercorrere schemi che hanno già provato.

Dunque da una parte ci sono i genitori che hanno una chiusura totale verso tutto quello che riguarda il mondo televisivo, dall’altra troviamo genitori permissivi al massimo, che non si pongono neanche il problema. In quale categoria vi riconoscete? E Se non vi siete riconosciuti in nessuna di queste due tipologie estreme, perché probabilmente avete deciso per una posizione di compromesso. Ma quale?

(Concludo questo primo intervento con due grazie, a due amiche Debora ed Emanuela. Loro sanno perché)

 

Vuoi diventare un esperto di Persuasive Copywriting? Vieni a Milano il 27 e il 28 ottobre


Se vuoi  conquistare nuovi clienti, o il tuo capo o quella certa persona che ti piace così tanto ma sembra ignorarti, forse non sai che tutto quello che ti serve è padroneggiare le tecniche del  Persuasive copywriting, cioè l’evoluzione del copywriting tradizionale applicato ai nuovi mezzi di comunicazione online e off-line.

E’ complicato diventare persuasive copywriter? Dipende: non tanto dalle capacità di bello scrivere (quello che ci hanno insegnato a scuola) ma da una inclinazione naturale e soprattutto da una attitudine mentale che si può anch’essa a sua volta apprendere. E’ quella che io ho chiamato la Legge dei Primi: uno schema da seguire passo passo per procedere spediti verso i propri obiettivi. E’ il metodo che usano le persone vincenti, alcune senza neanche rendersene conto, per ottenere risultati concreti; può essere applicato a moltissime situazioni nella vita di ogni giorno, ma certo trova la sua migliore e più riuscita applicazione nella comunicazione, soprattutto verbale.

Ti interessa? Allora non perdere il workshop di due giorni, che terrò a Milano il 27 e 28 ottobre 2012, subito dopo averlo presentato a Expomarketing. Parleremo insieme di come impostare il tuo progetto di comunicazione verbale, di cosa tener conto e cosa tralasciare, come procedere secondo lo schema della Legge dei Primi, come evitare gli errori più frequenti;  scoprirai che è facile, e persino divertente, mettere all’opera capacità di comunicazione che hai e che stai utilizzando nel modo sbagliato o solo parzialmente.

Vuoi maggiori dettagli? Eccoli:

  • Il workshop è a numero chiuso – max 15 iscritti
  • Location: Milano, zona stazione Centrale
  • Durata: dalle 9.30 alle 18 sabato 27 e domenica 28 ottobre 2012
  • Verrà rilasciato un attestato di frequenza
  • Costo regolare: 390 euro + Iva. Tariffa privilegiata –  entro settembre: 195 euro + Iva (50% di sconto); entro il 12 ottobre: 279 euro + Iva (40% di sconto)

Se vuoi altre informazioni e per iscriverti, mandami una mail a: workshop@ideeco.it

Ti aspetto a Milano!

 

 

 

Da Caronte a Beatrice: nomi e metereologia

L’intensa ondata di caldo di questa estate 2012 che sembra non finire mai ha nomi precisi: Caronte, Caligola, Lucifero e ora Beatrice, che non ha portato caldo ma maltempo e persino una tromba d’aria sul litorale romano, in perfetto stile da disaster movie americano.

Dare i nomi a eventi metereologici è una abitudine che viene dagli Stati Uniti, territorio particolarmente esposto alle bizzarrie della natura; per noi italiani quelle due o tre perturbazioni all’anno non hanno mai meritato di essere prese così tanto in considerazione da meritare un appellativo. Ma adesso che, come si dice “non ci sono più le mezze stagioni”, allora la cosa si fa più complicata e forse conviene allinearsi. Perché ne parliamo su questo blog? Perché dare un nome è un vero e proprio lavoro da copywriter: nel nome ci sono caratteristiche, contenuti del prodotto, anche strategie che si vogliono comunicare attraverso benefici o messaggio più o meno nascosti. Per la meteorologia si utilizzano in genere nomi propri di persona.

Forse non tutti sanno che l’uso di chiamare con un nome di persona un evento meteorologico parte già dall’Ottocento dalla gente dei Caraibi, di fede cattolica, che affibbiava allo stesso il nome del santo del giorno. Un po’ come dire: San… proteggici tu! L’idea però è parecchio a George R. Stewart, professore di meteorologia all’Università della California, che ha pensato di adottare il sistema per semplificare le comunicazioni e avere indicazioni univoche. Del resto è proprio a questo che serve un nome, no?

Solo che, non vogliamo dire per maschilismo, diciamo solo per rendere più delicati i problemi portati dalla tempesta, si è cominciato a scegliere nomi di donna. Si è dovuto aspettare il 1979 prima che si introducessero anche nomi maschili.

Ma torniamo ai nomi nostrani. Esaminiamoli un attimo, come esempio di creatività italiana nel copywriting. Se notiamo, c’è tutto un percorso dentro la scelta di questi che non sono nomi propri ma nomi di personaggi che hanno riacceso oltre che i ventilatori degli italiani anche i loro ricordi scolastici.

Nerone, era ovvio forse. L’imperatore che ha bruciato Roma si meritava di diritto di diventare anche l’imperatore della “tempesta di caldo”. Lo ha seguito il buon – si fa per dire – Caligola. E poi via con la Divina Commedia, con Caronte, Lucifero e con Beatrice che dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) aprirci le porte del Paradiso.

Si poteva scegliere meglio? IL meteorologo per eccellenza della televisione italiana,, Bernacca, indicava le perturbazioni con i numeri: noi preferiamo i nomi, perché riescono a colpire meglio l’immaginario collettivo. In fondo siamo una generazione multimediale.

Secondo voi, è stato un bene scegliere queste tipologie di nomi o non sarebbe stato meglio “giocare” con i contrasti?

 

Come NON scrivere una mail per cercare clienti

 

Ricevo da tempo, a scadenza molto precisa e su diversi account che fanno capo a blog diversi, una serie di mail dall’accattivante oggetto “Lavoriamo insieme” a firme varie, ma che più o meno recitano tutte così:

“Salve,

colgo questa opportunità per presentarmi. Il mio nome è … e lavoro come manager SEO per ….

 Facendo una ricerca online per uno dei miei partner lavorativi, ho notato scriviperme.com e sono certa di poterle dare un paio di suggerimenti interessanti.

 Da esperta SEO, gestisco un ampio portfolio di siti web di alta qualità che potrebbero esserle utili per incrementare il rank e il traffico del suo sito internet.

 Se la cosa le interessa, sarei felice di mandarle maggiori informazioni e dettagli.

 Una buona giornata

Spam, viene da dire, perché è certo curioso che molti siti diversi abbiano lo stesso format di lettera preciso preciso o uno specchietto per le allodole che ha il solo fine di incrementare il traffico non al blog al quale si rivolge ma ad un network di siti vari collegati tra di loro. Ho fatto un controllo e uno di questi ha 0 su 10 di pagerank, davvero un po’ pochino per chi si proclama vero esperto SEO.

Ma prima di cestinare il tutto come probabilmente merita, vorrei fare alcune considerazioni. Questo è davvero l’esempio di come NON si deve scrivere una mail per cercare nuovi clienti. E’ sbagliato il tono, sono sbagliate le parole, è completamente sbagliato l’approccio.

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