
TV: o si ama o si odia?
Con questo post inizio una serie di interventi su un aspetto del mondo della comunicazione che mi sta molto a cuore: il rapporto tra i giovani e la televisione. Anche se sembra che Internet e i social media abbiano superato la tv nel catalizzare l’attenzione del pubblico più giovane, tuttavia non possiamo negare che la “baby sitter” per eccellenza ancora gioca un ruolo cruciale nella formazione delle coscienze critiche dei nostri giovani. Mi piacerebbe che questo fosse anche uno spazio aperto a idee, contributi, pensieri di quanti, genitori e non, amano e odiamo questo mezzo.
Nei confronti della televisione e del rapporto che con questo elettrodomestico hanno i loro figli, i genitori di oggi hanno un atteggiamento ambivalente. Ce ne sono alcuni che impediscono letteralmente ai propri pargoli di vedere la tv; alcuni non hanno nemmeno l’apparecchio in casa. Io lo chiamo “effetto Buthan”. Il Buthan è un piccolo regno buddista incastonato nelle montagne dell’Himalaya, tra l’India e il Tibet, dove gli abitanti vestono gli abiti tradizionali e la politica è ispirata a un solo principio, la felicità dei suoi abitanti. Proprio per preservare questa felicità, per lunghissimi anni il regno ha vissuto un isolamento quasi totale: basti pensare che la televisione è stata introdotta ufficialmente solo nel 1999, insieme ai primi collegamenti Internet. E da allora il governo, come quei bravi genitori di cui parlavamo prima, preoccupati oltre misura di proteggere i propri figli, non ha mai smesso di vigilare perché fosse bandita ogni immagine che potesse turbare i propri sudditi.
Quindi, niente campionato di wrestling, troppo violento, e niente film indiani considerati troppo licenziosi; salvo poi dover prendere atto che la censura non può censurare tutto e che ai buthanesi di ogni età basta un apparecchio tv e un telecomando per avere accesso ad una quantità infinita di immagini di ogni tipo. La maggior parte delle quali si rifanno ad un modello consumistico agli antipodi della cultura buddista. E sei poi questo modello consumistico garantisca la felicità è un altro discorso…
La situazione è aggravata anche dal fatto che il governo non può contare molto sul controllo dei genitori, loro stessi calamitati per ore dal nuovo tipo di intrattenimento, spesso analfabeti e con poco o nessuna idea di cosa piaccia ai loro figli. Come non capirli? A volte persino noi, che con la televisione conviviamo sempre, siamo pieni di dubbi e incertezze, figuriamoci i simpatici e speriamo sempre felici genitori del Buthan.
Proprio per monitorare la situazione, ogni anno il Buthan Center for Media and Democracy, in collaborazione con il Ministero dei Giovani e dello Sport, conduce uno studio approfondito sul tema dell’influenza dei media sui più giovani. Ovviamente i risultati di questo studio sono seguiti con interesse anche dagli esperti di altri paesi, proprio per la particolarità del caso.
Ma torniamo a casa nostra. Dalla parte opposta dei genitori proibizionisti, stanno i genitori che abdicano dal loro compito di educatori e lasciano la libertà totale di telecomando ai loro figli. Che ci sia una sola televisione in casa o, più probabilmente, un apparecchio in ogni stanza, non importa: sono i più piccoli a decidere cosa si vede.
Anche qui, non ci sono telegiornali, programmi di approfondimento, film impegnati che tengano: esistono solo i soliti appuntamenti con i cartoni, con i telefim per adolescenti, con i canali di video musicali. Le scuse che si danno questi genitori sono varie, dall’“E’ l’unico modo per farlo mangiare…” al “Così sta buono…” e via dicendo. E questo fin dalla più tenera età, figuriamoci quando i piccoli diventano adolescenti!
Per non parlare poi delle ore che bambini e ragazzini passano davanti al video senza alcun controllo e senza nessun adulto che li protegga da argomenti troppo duri o sia lì a dare una chiave di interpretazione autorevole.Sesso, morte, potere, denaro, successo, alcool, droga, fumo. Questi genitori lasciano che sia la televisione (e con essa Internet) a plasmare le coscienze dei loro figli su temi delicatissimi. Forse sottovalutano la forza del mezzo, forse sono stati allevati nella stessa maniera e quindi sembra loro piuttosto naturale ripercorrere schemi che hanno già provato.
Dunque da una parte ci sono i genitori che hanno una chiusura totale verso tutto quello che riguarda il mondo televisivo, dall’altra troviamo genitori permissivi al massimo, che non si pongono neanche il problema. In quale categoria vi riconoscete? E Se non vi siete riconosciuti in nessuna di queste due tipologie estreme, perché probabilmente avete deciso per una posizione di compromesso. Ma quale?
(Concludo questo primo intervento con due grazie, a due amiche Debora ed Emanuela. Loro sanno perché)