L’amante di Vanessa Perroncel si chiama SEO

Google insights è uno strumentino niente male che google mette a disposizione di professionisti del web 2.0 ma anche di semplici curiosi. Come dice il nome è una spia che guarda a fondo, dove l’occhio comune non riesce ad arrivare.

Basta cliccare pochi tasti e appaiono subito le ricerche emergenti, cioè le parole più ricercate su google e i numeri di queste ricerche, cioè quanto sono aumentate nel periodo preso in esame. La parola breakout significa che l’aumento è talmente alto da non essere più misurabile: un titolo con eccesso di rialzo, si potrebbe definire.

Era assai probabile che il rumore della squalifica di Morgan da Sanremo 2010 e le motivazioni della sua squalifica, facessero la parte del leone nella settimana dal 28 gennaio al 4 febbraio . E così è stato. Ma il volume della ricerca della parola Morgan è aumentato solo, si fa per dire, del 600%. Il primo posto, invece, se lo è aggiudicato Vanessa Perroncel, la generosa bellezza che è costata la maglia al Capitano della Nazionale inglese. Uno scandalo di proporzioni mondiali, che ha morbosamente occupato giornali e telegiornali, anche perchè la ragazza è, diciamo così, piuttosto fotogenica in tutte le pose.


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Parole, parole, parole. Aspettando le Regionali.

Mic
Creative Commons License photo credit: grunge

Le elezioni regionali sono alle porte, si stanno decidendo i candidati, la macchina elettorale dei vari partiti si sta scaldando. Non ci sembra di fare una previsione azzardata ipotizzando che a breve saremo investiti da una massa di parole sotto forma di slogan e di promesse. Parole, parole, parole. Come la famosa canzone di Mina.

A volte queste parole sono talmente poco contrapposte che è difficile distinguere la posizione politica del candidato.

Non a caso Niki Vendola, neo vincitore delle primarie del PD in Puglia, diceva oggi alla Annunziata che lo intervistava in “In mezz’ora”, che alla sinistra manca un suo vocabolario. L’ho trovata una considerazione interessante, uno spunto su cui più di uno dovrebbe riflettere.
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George Leonard tra bugie e successo

George Leonard è un bugiardo o dice la verità? Le sue eventuali bugie sono un espediente per assicurarsi il successo o il personaggio è un ingenuo romantico, sinceramente innamorato di Carmen?

Queste domande devono aver tolto il sonno a non pochi italiani se è vero, come è vero, che domenica pomeriggio tra le due e le tre, 3.591.000 telespettatori hanno assistito a Domenica 5, mentre lunedì sera erano in più di 7 milioni davanti al televisore per la puntata settimanale del Grande Fratello.

George Leonard, che per i pochi che ancora non lo sapessero, è uno dei concorrenti del Grande Fratello 10. Modello palestrato, occhi magnetici, padre separato, si è fatto notare nella Casa per la sua storia d’amore con Carmen. Una storia talmente forte che il bel George si è spinto addirittura a chiederla in sposa con tanto di anello, prima di essere eliminato. Non lo avesse mai fatto: si è scatenata una bagarre di vere o presunte amanti e fidanzate, pronte a giurare che George è un farfallone e che Farfallina (questo il vezzeggiativo con cui lui chiama Carmen) si troverà ben presto sola e tradita. Come tutte loro.

Perchè vi stiamo raccontando questa storia? E che cosa ha a che fare con il copywriting e - più in generale - con la comunicazione e la pubblicità? Presto detto. Il caso George Leonard è un altro cammeo nel percorso che il Grande Fratello sta facendo in questi anni per assicurarsi audience e per creare personaggi da utilizzare poi, trasversalmente, nel grande calderone dello showbiz. Impossibile, infatti, non presupporre una regia creativa dietro la costruzione di questo personaggio, che si esprime a volte con veri e propri slogan. Uno fra tutti (forse il più divertente): elencando le sue vere o presunte amanti (una si chiama Anka e l’altra Lenka, con una certa malizia presumiamo che la somiglianza tra i nomi non sia del tutto casualecasuale) il bel George si è lanciato in un “Anka, Lenka e Sbilenka”. Farina del suo sacco?

Certo, intorno a George Leonard c’è un sottobosco di modelle, divette o aspiranti tali, che meriterebbe un discorso a parte. Ma intanto gli ascolti si impennano, insieme ai ritorni di questa macchina da guerra del marketing televisivo.


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Dalle videocassette, ai dvd, ai libri

La videoteca sotto casa mia ha aperto da parecchi anni ormai. E’ stata una delle prime ad introdurre il sistema di affitto e consegna delle videocassette 24 ore su 24, da un distributore automatico. Un giorno sono arrivati i dvd: occupavano un piccolo spazio largo non più di un metro, sul fondo. Ho visto questo spazio dedicato ai film in dvd allargarsi progressivamente, fino a fagocitare del tutto o quasi lo spazio riservato alle vecchie videocassette.

Poi, piano piano, ho visto cambiare questa videoteca. Sono arrivati i popcorn,sullo stile di Blockbuster - molto americani e poco italiani - i giochi per la playstation e la wii. Film, è ovvio, se ne noleggiano e vendono pochi in questa epoca di canali satellitari e filesharing. E la videoteca sotto casa si è dovuta allineare al nuovo mercato, per non soccombere. Fino all’ultima mossa.


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Social Network Advertising: successo reale?

FREESKIER-AD UNOFFICIAL SQUAW
Creative Commons License photo credit: UnofficialSquaw.com

Secondo alcune ricerce sull’advertising utilizzato nei social network, il successo della pubblicità su Facebook e MySpace sta crescendo a vista d’occhio. Le ricerche c’è da dire, si basano sugli accessi degli utenti agli ads che trovano nella loro pagina di log in dei loro social network preferiti e sulla reale visibilità di questi. Due terzi degli utenti di internet frequentano i social network, di sette minuti che trascorrono sul web, uno è dedicato ai social network. Ogni volta che si effettua il log in gli ads sono di diverso tipo, tema, e di diverse forme tra banner, interstitials, pre roll videos e tickers. Alcuni puntano molto misteriosamente al sesso dell’utente e ai tipi di link o pagine di cui è fan in modo quasi metodico.
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Americano il caffè, americano lo spot


Donkin’ Donuts, per chi non lo sapesse, è una catena americana specializzata in colazioni… americane: caffè lungo nero o macchiato, latte (sì, proprio così, non milk come ci si potrebbe aspettare) e le donuts, le famose ciambelle made in USA alternativa al nostro cornetto.

Lo spot che vedete è una garbata ed ironica presa in giro dei vari concorrenti, Starbuck in testa, che chiamano i loro caffè e cappuccini con improponibili nomi mescolati, un po’ francese, molto italiano. Uno per tutti, il Frappuccino, che sarà anche buono ma che, diciamolo, suona proprio male alle nostre orecchie italiane.

Ci piace invece, e molto, il concept e il copy di questo spot: “La mia mente non riesce a trovare queste parole. E’ francese o italiano? Forse è Fritaliano…Latte da Dunkin’ Donuts. Lo ordini in inglese. Non è per gli italiani”.

Forse a qualcuno sembrerà un po’ troppo nazionalista, ed in effetti lo è, ma se lo si guarda da un’altra angolazione si può cogliere la critica alla globalizzazione che appiattisce e svilisce la cultura locale.

Voi, che ne pensate?


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Una tenda di lusso: soluzione marketing

Liquor based cocktail with cream and red cherry
Creative Commons License photo credit: Horia Varlan

L’America dell’innovazione della pubblicità ci insegna da sempre la risposta marketing più originale e d’impatto di risposta ad una crisi economica. Rilanciarsi è la parola d’ordine e il successo è quasi sempre assicurato. Ne è un esempio il caso dell’Hotel Rancho Bernardo Inn di San Diego che per agevolare le prenotazioni di stanze che di solito vengono a costare più di 200$, ha messo in atto una promozione di 19$ per notte incluse piscina e campo da golf. In fondo si può rimanere senza parcheggio, minibar, televisione, bagno, luce lenzuola o cuscini. Basta che ci sia una tenda…
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Digitale terrestre, quanto mi costi?

Da rendere a Montishouse :: 2
Creative Commons License photo credit: capsuladottorknapp

Il digitale costa. Non solo da un punto di vista tecnologico, ma anche di comunicazione. Per il 2010 sono stati stanziati 12 milioni di euro per le campagne di comunicazione nelle aree di switch off: una cifra sicuramente importante.

Gli spot saranno focalizzati questa volta non per persuadere i consumatori ad acquistare un prodotto o un servizio ma per spiegare un cambiamento imposto. I pubblicitari rientrano nei ranghi di comunicatori e basta: niente guizzi di creatività all’ennesima potenza, niente immagini ad effetto o headline raffinate. E immaginabile frustrazione. Sì, perché qui si tratta di parlare con la famosa casalinga di Voghera, non so se avete presente lo stereotipo. Casalinga che probabilmente, entrando assonnata in cucina la mattina per fare il caffè e accendendo meccanicamente la televisione, non gradirà molto il doppio telecomando necessario per far apparire immagini sulla tv. Ma tant’è, ci dobbiamo adeguare (o comprare un nuovo televisore) e accettare persino la qualità davvero scarsina, lo schermo che si divide in quadratini, l’immagine che si blocca, magari sul più bello di una epocale nomination.
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Unfriend: parola dell’anno 2009

Hangover Bots
Creative Commons License photo credit: ittybittiesforyou

Christine Lindberg, lessicografa dell’Oxford’s U.S. Dictionary Program ha ragione quando sostiene che una sola parola può descrivere al meglio le dinamiche sociali della rete in questo passato 2009. La parola più cercata negli Usa nel 2009 è stata “unfriend”. Ed è appunto con questa che il termine amicizia, è stato prima svuotato e poi reso negativo dal prefisso “un”, che  in inglese, è tutto ciò che serve per togliere o disfare qualsiasi cosa si sia detta o fatta. Con la stessa facilità appunto con cui è possibile rendere amico o meno qualcuno sui diversi network oggi disponibili, ad esempio su Facebook.
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Il panettone, sceglietelo dallo spot

Panettone, Signifiant Signifié, Shinjuku Isetan
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Vi state preparando a gustare il più tradizionale dolce natalizio, il panettone? Vi aggirate tra i banchi dei supermercati in cerca dell’offerta più allettante? E quanto vi fate influenzare dalla pubblicità nella scelta e nell’acquisto?

Questo post pre-natalizio è dedicato al panettone e agli spot che da un po’ affollano gli spazi pubblicitari televisivi. Nessuna grande novità da segnalare, è tutto un luccicare di stelline, di babbi natale, di bambini e famiglie felici. Nessuna grande novità neanche nei tormentoni festivi che ormai ci perseguitano da alcuni anni; semmai è interessante fare una considerazione sulla strategia che sta dietro gli slogan.
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