Costa Crociere. E ora, quale pubblicità?


Visti da qui, dopo quanto è successo alla Costa Concordia, gli spot della campagna Costa Crociere 2011 fanno un certo effetto. Colpisce soprattutto la scelta di quella C, un salvagente cui manca un pezzo che sembra quasi una premonizione.

Certo di fronte ai morti e ad un assai probabile danno ambientale, gli effetti negativi sull’immagine della Costa passano un po’ in secondo piano, anche se ci saranno e sicuramente non saranno di scarsa entità.

Tuttavia, viene da chiedersi quale campagna pubblicitaria potrà essere così forte da spazzare via l’icona della Concordia adagiata come una balena spiaggiata sulle coste del Giglio? La scelta più ovvia sarà forse quella di tacere per un po’, lasciando che il “polverone” si plachi: si metteranno in campo altri strumenti di marketing, sconti, promozioni, incentivi. E’ chiaro, tutto si giocherà sulla lunghezza della memoria dei potenziali clienti, esposti ad ore ed ore di reportage, interviste, servizi televisivi.

Non sarà facile. Eppure ci piacerebbe vedere la prossima campagna pubblicitaria Costa Crociere. Secondo voi, come sarà?


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Un Natale diverso


Dopo tanti spot natalizi sdolcinati, tutto sorrisi, abbracci, “si può dare di più” e neve di qua, e zucchero di là, eccone uno con i piedi per terra. Fa parte di una campagna che, giustamente, prende di mira una ritualità delle feste che di rituale non ha nulla: luminarie esagerate, pranzi infiniti, regali.

Sì, è giunto il momento di sfatare un po’ di luoghi comuni e se a farlo è la pubblicità tv, beh, tanto meglio, no?

Voi che ne pensate?


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ESSERE Tigre!

Sonotigre.it è un nuovo portale che interpreta con originalità il desiderio di condivisione, gioco, partecipazione, risparmio che finora è stato possibile trovare solo in modo parziale nelle tante pieghe del web.

Ha un’impronta simpatica, molto friendly, per dirla con un termine così di moda, forse un po’ troppo lezioso, ma rende l’idea, no?

Curiosa come sono, ci ho subito fatto un salto. Non male, davvero. Ci sono concorsi, sconti, e anche una community dove condividere graffianti esperienze.

Insomma un posto pieno di impronte interessanti, stimola la partecipazione e sollecita la fantasia.

Così mi sono messa a pensare: che vuol dire per me essere Tigre?

Da uno a dieci, mi sento Tigre mille quando mi scateno nel brainstorming, cercano idee e efficaci e anche un po’ sopra le righe per un progetto.

Ogni volta che scrivo e sento sotto i tasti sotto le dita, mi sento Tigre, perché libero il mio istinto di scrittura.

Mi sento Tigre quando difendo le mie idee, da chi le vuole rendere piatte e banali. E sono Tigre, senza compromessi, quando qualcuno attacca chi mi sta a cuore.

E ultimo, ma non ultimo sento Tigre perché questo nome è legato a tanti buoni, buonissimi, ricordi della mia infanzia e non solo.

Tutti gli altri? Sono solo gatti…

E voi? Fate un salto su sonotigre.it e fatemi sapere.


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Genitori e figli: ma quanto sono cattivi negli spot?




Prendi questi due spot in onda in questi giorni: Mentadent e Vodafone. Ora prendi il modello di famiglia che rappresentano questi spot. Ti riconosci? Ti piace? Lo condividi?

Premesso. Gli spot mi piacciono, mi fanno ridere ogni volta, sicuramente si fanno notare. Però… Da una parte, nello spot Mentadent, abbiamo un papà che spaventa il figlio per convincerlo a lavarsi i denti più spesso. Ma è davvero educativo? Gli esperti dicono di no, ma forse non servono neanche gli esperti a capirlo.

E poi lo spot Vodafone, con questo bambino terribile (e maleducato) che ne combina di tutti i colori. Reazione dei genitori? Sorriso di compiacimento e bacetto finale. Ok, ok, i figli non vanno spaventati, non vanno picchiati, MAI, ma un cortese rimprovero, un po’ di disappunto, un saggio avviso su come comportarsi, anche per il futuro?

Si dirà: la pubblicità esagera sempre. Ma la pubblicità fornisce modelli, così come la tv. E’ responsabilità anche dei creativi fare in modo che, fermo restando l’approccio ironico e dissacrante , non si pensi che la cattiveria sia un’arma vincente per gestire i rapporti dentro le mura domestiche.


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Diventare copywriter? Torna il corso preparatorio intensivo

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Creative Commons License photo credit: Marcel030NL

Tra una settimana torna, a grande richiesta, il nostro corso in 5 lezioni via skype per fare i primi passi nel mondo del copywriting. Ecco qualche informazione.

Corso preparatorio intensivo di copywriting: per chi?

Come?

Cosa?

Verranno trattati nell’ordine diversi argomenti:

Quando?

Il prossimo corso avrà inizio il 20 settembre, alle ore 9.30. La scelta dell’orario della lezione avviene in base all’ordine di iscrizione.

Quanto?

250 euro (più Iva)



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Ferragosto da copywriter

La vita è un salto ad ostacoli
Creative Commons License photo credit: frescooooo

Torno a postare dopo qualche tempo e non troppo casualmente in questo afoso ferragosto di città mezze spopolate. L’atmosfera è quasi rarefatta, il telefono non squilla, il numero delle email che arrivano si contano sulla punta delle dita. Insomma per farla breve sono tutti in vacanza, gli uffici sono chiusi e… per un copywriter non c’è niente da scrivere.

Un silenzio che fa riflettere e stimola una domanda: cosa può fare un copywriter a ferragosto? Oh, un mucchio di cose. Eccone due o tre in ordine sparso.
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Usi e abusi in pubblicità: scoprili subito!

Un canale qualunque, uno stacco pubblicitario qualunque: due spot uno dietro l’altro invitano a “scoprire subito” il prodotto pubblicizzato. La voce degli speaker è quasi identica per cui allo spettatore distratto sembra di essere rimasto in un solo lungo spot.
Che la pubblicità usi schemi linguistici e parole chiave non è un mistero; lo scopo che si vuole raggiungere è quello di indirizzare in modo univoco il target (”sei all’interno di una pubblicità, ti sto vendendo qualcosa”) e nello stesso tempo facilitare la fruizione del messaggio limitando le decodifiche del messaggio stesso al minimo.
Tuttavia sorge il dubbio a volte che i copywriter siano presi da una forma di pigrizia o se vogliamo di scarsa voglia di sperimentare. E così si finisce per cadere nell’abuso delle solite parole e dei soliti schemi. Che ne pensate? Esistono secondo voi altri modi altrettanto efficaci ma meno logori per invitare a scoprire un prodotto? Non vedo l’ora di scoprirli!


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Umorismo in pubblicità: si può?



Vi piacciono le pubblicità che fanno ridere? O le trovate insopportabili? Prima di rispondere, guardatevi questo video di begli annunci pubblicitari nati da una vena non solo creativa, ma anche umoristica.

Buon divertimento!


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5 modi per far fallire un blog aziendale

Avete aperto un blog aziendale ma non siete soddisfatti dei risultati? Forse la colpa non è del webmaster che vi ha programmato il blog o del consulente che vi ha spinto ad andare sul web.
Più semplicemente potreste aver seguito uno o più di questi modi di operare:
1. Avete pensato che su un blog, una volta programmato e messo online non si dovesse più investire. Errore: un blog non è un sito e richiede cure continue. Analizzate i migliori blog italiani e scoprirete quanto lavoro e quanto investimento c’è dietro.
2. Avete iniziato senza un piano preciso. C’è una certa differenza se vostro blog è solo una vetrina o se invece è inteso come strumento di vendita. Cambiano linguaggio e prospettive.
3. Postate senza tener conto di quello che il vostro target si aspetta da voi. Quando vendete un prodotto o un servizio lo fate perché c’è un mercato; considerate allo stesso modo i vostri post.
4. Pensate che la SEO sia una trappola inventata dai copywriter per vendervi a caro prezzo i loro servizi.
5. Passate il tempo a chiedervi perché avete così pochi accessi invece di chiedervi come fare ad aumentarli.
Se vi siete riconosciuti avete due possibilità per migliorare: riflettere e correggere il tiro oppure rinunciare definitivamente. Non vi pare?


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Uman Take Control, 5 motivi per non guardarlo


Avete visto la prima puntata di Uman Take Control? State seguendo sul web questo reality estremo? Ne avete solo sentito parlare? Qualunque sia la vostra risposta, vorrei darvi qui cinque motivi per non guardarlo (almeno per ora).

Il primo motivo è che Uman Take Control sembra essere una grande intuizione sprecata. Un po’ come quelle campagne pubblicitarie che, presentate al cliente sotto forma di layout sembrano fantastiche ma poi realizzate con la foto di un certo tipo la head appiattita, la body copy appesantita, il cast non proprio perfetto perdono il loro smalto. Come dire: il format è promettente, l’esecuzione lascia a desiderare.

Il secondo motivo è il suo non essere affatto estremo. Di estremo questo reality ha solo le lungaggini, la freddezza della scenografia e della costruzione, l’ingenuità delle trovate e la tristezza delle battute.
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